All’estremità del molo di Levante si trova la Penelope, questa icona, diventata icona dell’amore e del romanticismo per tutta la città di Senigallia, è stata realizzata dall’artista Gianni Guerra e inaugurata il 3 luglio del 2004. L’artista stesso racconta che una sera si trovava in questo punto del porto ...
Nel cuore del centro storico di Senigallia, i Giardini Catalani rappresentano una vera e propria oasi di verde. Circa 4300 mq. di fresco prato verdissimo a ridosso delle mura storiche della città e dell’area del Teatro La Fenice impreziosito dalle opere d’arte del progetto MUSA (Museo Urbano di Scultura ...
Il faro è l’elemento verticale più iconico del porto, situato lungo la banchina di levante. È una torre a base rettangolare alta circa 17 metri, caratterizzata dalla classica livrea a fasce bianche e nere per il segnalamento diurno. La torre poggia su un fabbricato a tre piani che in passato ospitava i ...
La Balconata Panoramica di Scapezzano è un rinomato punto di osservazione situato nell’omonimo borgo collinare, frazione di Senigallia (AN). Conosciuta come uno dei balconi più belli delle Marche, offre una vista straordinaria che spazia dal Mare Adriatico fino alla catena degli Appennini. Da questo punto, situato a circa 200 metri sul ...
Il cortile della Rocca adempiva al duplice uso di cortile di casermaggio e di cortile di rappresentanza con un pozzetto decentrato tipico del rinascimento ed è funzionalmente elemento di raccordo tra l’ingresso dall’esterno, dal quale si accede attraverso il ponte levatoio e tra la parte residenziale e quella militare. ...
Tor Feltresca…Torre Albani…Torre di Montignano, si erge in cima alla collina più alta davanti al mare di fronte alla collina su cui sorge Montignano. Costruita verso la fine del ‘400, un occhio vigile verso il mare, doveva servire ai “Feltreschi” cioè ai Montefeltro prima e i Della Rovere poi, ...
Il Palazzo Comunale di Senigallia, conosciuto anche come Palazzo del Governo, è uno degli edifici più rappresentativi della città e domina con eleganza piazza Roma, vero cuore civico del centro storico. La sua costruzione ebbe inizio nel XVII secolo per volontà del duca Francesco Maria II della Rovere, ultimo esponente della ...
Immerso nella quiete della campagna senigalliese, Filetto è molto più di una semplice frazione: è un luogo che respira storia sin dal Neolitico, conservando le tracce di un passato strategico che ha visto susseguirsi insediamenti romani e bizantini. Il cuore pulsante di questa memoria millenaria è la Chiesa di Santa Maria del Filetto, ...
Castellaro è una piccola frazione collinare di Senigallia immersa nel verde delle campagne marchigiane, nota per la sua tradizione vitivinicola e per i panorami che abbracciano le colline circostanti. Il borgo rappresenta una tappa ideale per gli amanti del buon vino e dei prodotti locali, grazie alla presenza di aziende vitivinicole ...
Lasciandosi alle spalle la vivacità della “Spiaggia di Velluto”, basta percorrere pochi chilometri verso la prima collina per scoprire Le Grazie, un luogo dove la storia rinascimentale e la memoria contadina si fondono in un abbraccio suggestivo. Il cuore pulsante di questa frazione è il monumentale complesso di Santa Maria delle ...
Montignano è una pittoresca frazione collinare di Senigallia, immersa tra il verde delle colline marchigiane e i panorami sull’Adriatico. Il borgo conserva l’atmosfera di un antico nucleo medievale, caratterizzato da stradine strette, case in pietra e scorci suggestivi che raccontano la storia millenaria del territorio. Attrazioni principali Chiesa di ...
Marzocca è una vivace frazione costiera del comune di Senigallia, situata al confine con Montemarciano e caratterizzata da una posizione privilegiata tra mare e colline. La località, che nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu per la qualità delle acque e dei servizi, conserva un fascino unico fatto di tradizione ...
Senigallia non è una semplice località balneare: è uno stato d’animo. Famosa in tutta Europa come la “Spiaggia di Velluto” per la sua sabbia finissima, è una città dalla doppia anima. Da un lato c’è l’energia travolgente del mare e del Summer Jamboree (il festival anni ’50 più grande al mondo che ...
Il Corto Maltese, ideato da Giorgio Amadei e Patrizia Zanotti (managing director di Cong SA, società che gestisce i diritti dell’opera di Hugo Pratt), è un progetto che consiste in un esteso percorso a colori realizzato tra gli scogli del pontile. Lungo i blocchi frangiflutti che costeggiano la foce del ...
La Chiesa di San Giuseppe Lavoratore prende l’avvio nel 1967 sul progetto dell’architetto e professore senigalliese Gabriele Bonazza. Pur nella sua semplicità artistica e decorativa, la chiesa, a pianta circolare, presenta alcuni elementi da tenere estremamente in considerazione. Ad esempio, partendo sulla destra rispetto all’ambone, l’immagine della ...
CHIESA DEL PORTONE La storia della chiesa intitolata Santa Maria della Neve più comunemente conosciuta come la Chiesa del Portone, affonda le radici nel Medioevo, quando si trovava all’interno, però, delle mura cittadine. Poi, successivamente è stata smantellata e abbandonata e è stato trovato un altro spazio per la costruzione di ...
GIOVANNA DA MONTEFELTRO Signora di Senigallia Urbino 1464 (?) – Roma 1514 Giovanna fu figlia di Battista Sforza e del grande Federico da Montefeltro, signore della corte di Urbino, tra le più prestigiose del Quattrocento. Fu donna colta e di grande intelligenza, abile nel governare, nell’intessere trame diplomatiche, nel tenere testa orgogliosamente a ...
Il baluardo di San Martino fu fondato nel Cinquecento, durante la realizzazione della fortificazione ideata dal duca Francesco Maria I Della Rovere. Il baluardo è l’elemento maggiormente innovativo delle fortificazioni costruite nella prima metà del Cinquecento: posto a capo di uno dei vertici della cinta pentagonale, era concepito come sistema ...
Con la realizzazione della nuova fortificazione pentagonale, voluta da Guidobaldo II Della Rovere, e l’inglobamento entro le mura del fiume Misa, fu creato un nuovo quartiere in cui erano collocati fondachi funzionali in tempo di fiera e le abitazioni dei portuali. Le singole contrade erano divise, probabilmente, a seconda ...
Leggenda narra, e le ricerche lo confermano, che la celebre Fiera della Maddalena sia nata nel XIII secolo, dopo che alcune reliquie della santa e di suo fratello Lazzaro furono portate a Senigallia da una principessa marsigliese, sposa di un signore locale. Furono poste nella chiesa longobarda di San Gregorio ...
Conosciuta anche come Porta Maddalena per la vicinanza con l’omonima chiesa, Porta Mazzini, già Porta Colonna, fu così denominata in onore di Antonio Branciforti Colonna, Presidente della Legazione di Urbino all’epoca della sua costruzione. La sua realizzazione, tra il 1758 e il 1760, fu parte dell’insieme dei lavori che ...
Le mura che prospettano sul fiume, il baluardo detto della Posta, il tratto di mura compreso tra il Teatro e il baluardo del Portone e il baluardo stesso furono costruiti nella seconda metà del secolo XVIII a seguito dell’ampliamento della città a ovest, nell’area dei “prati della Maddalena”. ...
Il baluardo del Porto fu l’ultimo della fortificazione pentagonale a essere costruito; la sua costruzione, avvenuta nel 1574, concretizzò definitivamente la volontà, espressa da Guidobaldo II Della Rovere, di estendere la città al di là del fiume. Il Duca volle fare di Senigallia la sua città ideale e scelse di ...
Il baluardo della Penna, detto anche di San Sebastiano, fu il primo a essere edificato durante la realizzazione della fortificazione pentagonale realizzata dal duca Guidobaldo II Della Rovere nel 1546. La fortificazione, già pensata da Francesco Maria I, padre di Guidobaldo II, è frutto di accurati studi attuati dai più celebri architetti ...
La Sinagoga, risalente al XVII secolo, è situata nel Ghetto ebraico dal 1634. La struttura, realizzata in muratura a vista, è dotata di cinque finestre con davanzali in pietra d’Istria e una sala di preghiera a pianta bifocale con Aròn (armadio sacro) e Bimàh (podio per la lettura) in legno. ...
Il Lavatoio “Il Coppo”, risale al XIX secolo quando si volle fornire alla città un luogo pubblico per il lavaggio dei panni. Una struttura a pianta rettangolare, realizzata in mattoni e pietra con tetto a tegole e un interno caratterizzato da una serie di vasche disposte lungo le pareti. La ...
La chiesa di San Martino, cui denominazione si lega al culto del santo del mantello condiviso con Gesù, ha una lunga storia. La prima edificazione che sorgeva fuori dalle mura cinquecentesche è risalente al XIII secolo fin quando non venne affidata nel 1468 ai Servi di Maria che ne curarono la costruzione. ...
Palazzo Gherardi, simbolo di Senigallia, è un edificio rinascimentale del XVI secolo. Nel 1877 venne trasformato nel primo albergo della città: l’Albergo Roma, che diede il via a un’importante opera di risanamento della città. Successivamente divenne sede del Liceo Perticari ma fu poi danneggiato dal terremoto del 1997.
Le origini romane di Senigallia erano note e visibili da tempo nelle fondamenta della Rocca Roveresca; ha destato invece grande stupore la scoperta, durante i lavori di fondazione del Nuovo Teatro “La Fenice”, nel 1989, di importanti reperti databili al II-III secolo d. C., successivamente oggetto di sistematiche campagne di scavo. ...
Ufficio Cultura
Telefono
071 6629203
Email
circuitomuseale@comune.senigallia.an.it
Indirizzo
Viale Bonopera 51 – 60019 Senigallia (AN) Italy
Recapiti telefonici
+39 071.6629203
Lo straordinario Museo comunale di Storia della Mezzadria “Sergio Anselmi” ha sede dal 1978, nell’affascinante complesso di Santa Maria delle Grazie, immerso nel verde delle colline di Senigallia. Il museo, con i suoi duemila oggetti esposti, è un punto di riferimento indispensabile per chiunque voglia conoscere la quotidianità di vita e ...
Ultimo ingresso 15 minuti prima della chiusura.
Didascalie degli oggetti in italiano, inglese, francese, tedesco.
Nel Museo è possibile vedere anche:
– Antiquarium Luisa Pieroni: vetrine con reperti dall’età del ferro all’età romana rinvenuti nel territorio di Montedoro, prossimo al Museo
– fotografie di Mario Giacomelli
– fotografie di Mario Carafòli
– fotografie di Umberto Gennari
– quadri di Vittorio Ottavio Giuliani (GIVIOT)
Nel Museo è possibile consultare su appuntamento:
– biblioteca con libri appartenuti a Sergio Anselmi
– biblioteca con libri di agricoltura e di storia della regione Marche
Per visite di gruppi è necessaria la prenotazione al numero 071.7923127 in orario di apertura
Recapiti telefonici
+39.071.7923127
Orario estivo
16 giugno-15 settembre
mercoledì – giovedì 9.00-12.00
venerdì sabato domenica 9.00-12.00 / 16.00-19.00
Orario invernale
16 settembre – 15 giugno
Mercoledì – giovedì 9.00 – 12.00
Venerdì sabato domenica
9.00 – 12.00 / 15.00 – 17.00
25 dicembre aperto dalle ore 9.00 alle ore 12.00
Dal 16 maggio 1992, in occasione del bicentenario della nascita di Papa Pio IX, il palazzo vescovile diviene sede della Pinacoteca diocesana d’arte sacra. Nelle sue splendide sale è possibile ammirare opere di notevole pregio artistico, prestigiose testimonianze dei secoli dal 1500 al 1800. Il gioiello più prezioso della raccolta è La Madonna del Rosario ...
Recapiti telefonici
+39.071.65758
071-60498
diocesi@senigallia.chiesacattolica.it
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Il Palazzetto Baviera si affaccia su Piazza del Duca e venne costruito per volontà di Giovanni Giacomo Baviera, zio materno e luogotenente di Giovanni della Rovere, contemporaneamente alla Rocca, forse su progetto di Baccio Pontelli, come suggerisce l’armoniosa proporzione del piccolo cortile. Giovanni Baviera giunge a Senigallia alla fine ...
Audioguida scaricabile gratuitamente da www.izi.travel
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Palazzo del Duca si affaccia proprio di fronte alla Rocca Roveresca. Voluto da Guidubaldo II della Rovere a metà del Cinquecento su progetto di Gerolamo Genga, fu ampliato nei decenni immediatamente successivi dal figlio ed erede Francesco Maria II, ultimo rappresentante della dinastia, che alterò la simmetria della facciata, facendo ...
Inaugurato il 5 dicembre 1996 sorge nel medesimo luogo dei precedenti teatri cittadini e sopra l’area archeologica da cui lo separa ben più di duemila anni di storia. Scopri gli eventi della Stagione Teatrale 2023-2024 Il teatro La Fenice venne inaugurato il 5 dicembre 1996 e sorge esattamente nel medesimo luogo dei precedenti ...
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3351776042 lunedì/venerdì ore 9.30-12.30
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Su progetto dell’architetto Ghinelli, l’imponente Palazzo della Filanda ad isola è sostenuto nei suoi quattro lati da porticati in pietra bianca d’Istria uguali a quelli costruiti lungo il canale. La storia del Palazzo detto della Filanda prende avvio nel 1758 quando il Consiglio Generale dei Nobili, delibera di donare ...
Tappa fissa per chi visita Senigallia, via Carducci è un vero e proprio salotto del centro storico che regala atmosfere bohémien. Cuore dell’antico rione Porto, recentemente valorizzata, è un fresco luogo di passeggio durante la giornata e imperdibile tappa per una piacevole serata tra amici nei numerosi bar, ristoranti e ...
Come i Portici così anche Piazza Garibaldi, detta anche Piazza del Duomo, ci rievoca il periodo più splendido della fiera: infatti si colloca al centro dell’opera di ampliamento urbanistico voluto da Papa Lambertini a metà del ‘700. Grazie ai lavori di riqualificazione da poco terminati, Piazza Garibaldi disegna uno scenario ...
I Portici Ercolani sono uno degli elementi urbanistici che più caratterizzano la città. Ricordano nel nome il monsignore Giuseppe Ercolani (1677-1759) che li ha progettati alla metà del Settecento per volontà di Papa Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini, con lo scopo di ospitare annualmente la celeberrima Fiera Franca in ...
Tra i cittadini illustri di Senigallia figura anche un Pontefice: Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, nato nel 1792 dalla nobile famiglia dei Mastai, giunta a Senigallia da Crema. I Mastai abitarono a Senigallia fino ai primi del ‘900. Il palazzo costruito agli inizi del XVI secolo, assume rilievo ...
L’accesso al Museo termina 15 minuti prima della chiusura.
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A poca distanza dal Palazzo Comunale e da Corso II Giugno, una vera e autentica scoperta, forse perché inattesa, è la Chiesa della Croce. A una sobria facciata tardo-rinascimentale, si contrappone un interno ricco e sfarzoso, in puro stile barocco, impreziosito dalla “Sepoltura di Cristo” di Federico Barocci. Progettata dall’architetto ...
Le visite sono gratuite negli orari ordinari di apertura della chiesa (Dal lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle 11.30. Domenica dalle 15.30 alle 18.30).
Per aperture extra o per visite con gruppi occore pagare 1 euro a persona contattando il numero 333.7412366 o confraternitacroce@gmail.com.
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ALLEGATI Scopri tutti gli eventi dell'estate di Senigallia
Fino al 17 luglio: da lunedì a sabato dalle 10.00 alle 11.00.
Dal 18 luglio: da lunedì a sabato dalle 10.00 alle 11.30 e domenica dalle 16.30 alle 18.00
Aperture straordinarie luglio e agosto: da giovedì a domenica dalle 21.00 alle 23.00
Le visite guidate al di fuori degli orari ordinari sono prenotabili al n. 3337412366
o al seguenteindirizzo mail; confraternitacroce@gmail.com
Il Foro Annonario è un’armoniosa struttura neoclassica in laterizio, piazza accogliente disegnata per ampliare gli spazi commerciali all’interno dell’antica cinta muraria. Di forma circolare, ospita il quotidiano e pittoresco mercato di frutta e verdura e, sotto il porticato formato da un complesso di 24 colonne con capitelli in stile ...
Il Museo si trova al centro storico di Senigallia, in quelle che furono le scuderie dell’antico ed imponente palazzo settecentesco Monti Malvezzi. Il museo vanta una preziosa collezione di giocattoli antichi dall’Ottocento fino all’immediato dopoguerra. Il Museo si trova al centro storico di Senigallia, in quelle che ...
Recapiti telefonici 3341532782
museogiocattoloantico@gmail.com
ALLEGATI Brochure museo giocattolo antico Scopri gli eventi dell'estate di Senigallia
Da martedì a domenica
10.30/12.30 – 17.00/19.30
Periodo estivo anche 21.30/23.30
Possibili variazioni di orario
E’ preferibile la prenotazione telefonica
Aperto tutto l’anno
Il porto Della Rovere di Senigallia dall’alba al tramonto un luogo di grande bellezza e fascino Il porto Della Rovere di Senigallia è un luogo di grande bellezza e fascino, naturale proseguimento di una piacevole passeggiata che partendo da corso Matteotti e proseguendo lungo corso II Giugno, costeggia il fiume ...
La Rocca Roveresca è una tappa essenziale durante la visita alla città di Senigallia. La fortezza può essere definita come uno straordinario libro di storia: è infatti il risultato della sovrapposizione di strutture difensive che si sono succedute nei secoli, fin dalle origini della città, in un luogo di decisiva importanza strategica. 2.631 ...
Whole 5.00 €
Reduced 3.00 €holder of the entrance ticket to the Duke’s Palace and Palazzetto Baviera*
Reduced 2.00 € (18-25 years)
Full annual 12.00 €
Annual reduced 5.00 € (18-25 years)
Free: under 18 and according to current legislation
Every first Sunday of the month
*In agreement with the Municipality of Senigallia, the entrance fee to Rocca Roveresca entitles you to a reduction in the ticket price of the exhibition venues of Palazzo del Duca and Palazzetto Baviera and vice versa
For the opening of Saturdays or Sunday mornings, which will vary, and for reservations of guided tours consult our website: www.roccasenigallia.it
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Monday 8:30 AM – 1:30 PM
Tuesday to Sunday 8:30 am – 7:30 pm
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Closed on December 25 and January 1
The ticket office is open up to half an hour before closing.
Piazza Roma è il cuore del governo cittadino, una vera e propria agorà. Il seicentesco Palazzo del Governo che si affaccia sulla piazza venne fatto costruire su ordinanza di Francesco Maria II Della Rovere nel 1609. Il progetto dell’architetto urbinate Muzio Oddi è portato a termine nel 1644. Di fronte al palazzo comunale è ...
La Chiesa e convento Santa Maria delle Grazie è un importante testimonianza dell’architettura rinascimentale risale all’ultima decade del XV secolo e vede la partecipazione prima di Baccio Pontelli e poi di Girolamo Genga due tra i maggiori architetti italiani di quella straordinaria stagione artistica. Nel luogo dove ora sorgono ...
La sua storia risale alla seconda metà del XIX secolo, quando l’architetto Vincenzo Ghinelli progettò la struttura che si trovava a poche centinaia di metri a nord della posizione attuale per scopi idroterapici e ricreativi, prima che fosse distrutta dalla guerra anche se all’epoca non si poteva ancora ...
Aperture estive Rotonda a Mare
Martedì 2 Giugno 2026
dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00
Sabato 13 Giugno 2026
dalle ore 17.00 alle ore 20.00
Sabato 20 Giugno 2026
dalle ore 10.30 alle ore 12.30
Estate 2026 – dal 21 Giugno 2026
dal lunedì al venerdì dalle ore 19.00 alle ore 23.00,
il sabato e la domenica dalle ore 18.00 alle ore 24.00
Il museo comunale d’arte moderna, dell’informazione e della fotografia (MUSINF) è stato istituito nel 1981 realizzando un progetto del critico Carlo Emanuele Bugatti e sottoscritto da artisti quali Virgilio Guidi, Umberto Mastroianni, Orfeo Tamburi. Il MUSINF documenta il rapporto fra parola e immagine come binomio informativo, con una particolare attenzione ...
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Attualmente chiuso per allestimento nuovi locali – Le collezioni sono state trasferite nella sede espositiva di Palazzo del Duca
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All’estremità del molo di Levante si trova la Penelope, questa icona, diventata icona dell’amore e del romanticismo per tutta la città di Senigallia, è stata realizzata dall’artista Gianni Guerra e inaugurata il 3 luglio del 2004.
L’artista stesso racconta che una sera si trovava in questo punto del porto di Senigallia e stava guardando il mare quando si è accorto di una piccola imbarcazione con uno o due uomini a bordo che si è persa nelle nebbie e nell’oscurità della notte.
E questo, questa visione, gli ha dato proprio spunto per ricollegarsi all’episodio raccontato da Omero, immortalato da Omero nell’Odissea, di Penelope che attende tantissimi anni, attende pazientemente il ritorno del suo del suo amato. Quindi Penelope oggi è il simbolo dell’amore paziente, il simbolo dell’amore che sa attendere anche tantissimo tempo prima di coronare il proprio sogno.
E oggi tantissime coppie, tantissimi innamorati vengono qui a suggellare con i lucchetti quello che è diventato il luogo simbolo dell’amore e del romanticismo di Senigallia, con il loro romanticismo e quindi sperando di continuare questa relazione d’amore, in qualche modo benedetta dalla Penelope di Senigallia.
Nel cuore del centro storico di Senigallia, i Giardini Catalani rappresentano una vera e propria oasi di verde.
Circa 4300 mq. di fresco prato verdissimo a ridosso delle mura storiche della città e dell’area del Teatro La Fenice impreziosito dalle opere d’arte del progetto MUSA (Museo Urbano di Scultura dell’Adriatico).
Il faro è l’elemento verticale più iconico del porto, situato lungo la banchina di levante.
È una torre a base rettangolare alta circa 17 metri, caratterizzata dalla classica livrea a fasce bianche e nere per il segnalamento diurno.
La torre poggia su un fabbricato a tre piani che in passato ospitava i faristi e oggi è sede di uffici.
Nel 2016 è stato sottoposto a importanti lavori di manutenzione straordinaria per il restauro delle facciate e l’efficienza energetica.
La Balconata Panoramica di Scapezzano è un rinomato punto di osservazione situato nell’omonimo borgo collinare, frazione di Senigallia (AN).
Conosciuta come uno dei balconi più belli delle Marche, offre una vista straordinaria che spazia dal Mare Adriatico fino alla catena degli Appennini.
Da questo punto, situato a circa 200 metri sul livello del mare, si gode di una vista a 360 gradi che spazia dal promontorio del Conero e la baia di Ancona fino alla catena degli Appennini, inclusi i monti Catria, Nerone, San Vicino e Vettore.
La zona è facilmente accessibile ed è ideale per chi cerca un punto relax con vista panoramica a 360 gradi, particolarmente affascinante al tramonto.
Il cortile della Rocca adempiva al duplice uso di cortile di casermaggio e di cortile di rappresentanza con un pozzetto decentrato tipico del rinascimento ed è funzionalmente elemento di raccordo tra l’ingresso dall’esterno, dal quale si accede attraverso il ponte levatoio e tra la parte residenziale e quella militare.
Tale cortile appare tipicamente quattrocentesco; tuttavia conserva chiare tracce delle costruzioni precedenti e consente una lettura delle quattro fasi principali vissute dalla Rocca. Di fronte all’ingresso principale possiamo vedere un muro della torre su cui si leggono tutte le vicende architettoniche della rocca: dalla base romana, alla prosecuzione della Rocchetta trecentesca, dovuta all’opera del cardinal Albornoz intorno al 1350, alla prima rocca quattrocentesca, fatta costruire un secolo dopo da Sigismondo Pandolfo Malatesta, ai segni dell’età roveresca, che consistono nel taglio in alto del maschio presente nelle precedenti costruzioni, in seguito alle nuove esigenze dovute all’introduzione dell’artiglieria. Questa parte della Rocca, frutto di molti cambiamenti succedutesi nel tempo, indica chiaramente che la zona su cui essa sorge è sempre stata considerata punto strategico della città per la costruzione di una fortificazione che costituisse il fulcro delle opere di difesa. Il muro con le arcate che si vede sul lato destro del cortile fa parte della cortina trecentesca, anche se esse furono rafforzate quando si rese necessario l’ampliamento della sezione del muro difensivo per creare piani di spostamento per l’artiglieria, in muratura, che sostituirono i camminamenti di legno. La cisterna della raccolta delle acque, posta accanto al pozzetto quattrocentesco risale al XIV secolo. Essa è circolare con un andamento verticale leggermente a pigna. La sua collocazione di particolare bellezza e funzionalità ci permette di affermare che nei secoli l’attuale cortile fu sempre destinato a spazio libero, più o meno ampio, circondato da mura difensive. Analoga cosa si può dire per l’ingresso: esso in tutte le costruzioni ha mantenuto la stessa posizione, come dimostra l’andamento delle mura difensive delle rocche precedenti.
Tor Feltresca…Torre Albani…Torre di Montignano, si erge in cima alla collina più alta davanti al mare di fronte alla collina su cui sorge Montignano.
Costruita verso la fine del ‘400, un occhio vigile verso il mare, doveva servire ai “Feltreschi” cioè ai Montefeltro prima e i Della Rovere poi, signori di Senigallia, come punto di avvistamento e comunicazione in caso di attacco e di pericoli dal mare. Le comunicazioni avvenivano tempestivamente con segnali visivi e luminosi, con torce e fuochi, al fine di segnalare e ostacolare le incursioni dei corsari turchi che invadevano l’Adriatico, avvertendo il presidio armato della Rocca di Senigallia, di Montemarciano fino ad Ancona, oltre che le torri nei territori più interni.
Verso la fine del’700 la Torre veniva citata come Torre Albani, appartenente alla nobile famiglia Albani, che possedeva tutto il territorio fino a Senigallia, nel 1830 fu restaurata: si aggiunse un piano, più ristretto rispetto al corpo della torre, e si modificò la scala centrale
Alla fine dell’Ottocento fu acquistata dal principe Emanuele Ruspoli proprietario terriero, deputato, sindaco di Roma, consigliere comunale a Senigallia. La famiglia Ruspoli segnò questo territorio dal punto storico ed economico, a Montignano c’era anche la villa di villeggiatura …
Lo stemma sul portone d’ingresso è quello di Emanuele Ruspoli, in ceramica policroma, ha forma circolare, bordatura con foglie di colore verde, al centro è riprodotto lo scudo della casata (6 colli) con ai lati le iniziali di Emanuele Ruspoli, sormontato da una corona.
Nel 1973 la proprietà è passata ad altre famiglie e tuttora è proprietà privata (famiglia Manzoni).
Costruita con mattoni rossastri, la torre è alta 18,6 metri e con una base formata da un rettangolo di rispettivamente 11 metri per i lati Nord e 10 metri Ovest ed Est.
Quando fu sopraelevata di un piano, venne eliminata la merlatura originale, e sul terzo piano aggiunto venne apposta una merlatura di tipo guelfo (sommità quadrata). Sulla sommità è presente un piccolo campanile a vela al cui interno possiamo trovare una campana con la datazione scritta in numeri romani MDLXVII (1567) e il simbolo dei Della Rovere.
Nella facciata nord, quella con la porta d’accesso, è possibile vedere ancora un arco cieco, che indica l’ubicazione del primissimo ingresso che originariamente era posto al primo piano e veniva raggiunto con una scala a pioli, che poteva essere tirata su in caso di attacco dei nemici.
Nel corso degli anni la famiglia Manzoni ha eseguito lavori di consolidamento ed abbellimento contribuendo alla conservazione e alla valorizzazione dell’edificio.
Passaggio segreto fino alla Rocca di Senigallia? O fino ai Prati della Maddalena, davanti alla chiesa omonima?
Il Palazzo Comunale di Senigallia, conosciuto anche come Palazzo del Governo, è uno degli edifici più rappresentativi della città e domina con eleganza piazza Roma, vero cuore civico del centro storico.
La sua costruzione ebbe inizio nel XVII secolo per volontà del duca Francesco Maria II della Rovere, ultimo esponente della celebre dinastia che governò Senigallia. Il progetto fu affidato all’architetto Muzio Oddi, già impegnato nella vicina chiesa della Croce. I lavori avanzarono lentamente, complicati dalla scarsità di risorse, ma nel 1644 venne completato il primo elemento distintivo dell’edificio: la torre dell’orologio, che ancora oggi scandisce il tempo della città e caratterizza la facciata con la sua cella campanaria.
Nel corso del Settecento il palazzo venne ampliato e arricchito. Nel 1754 fu costruito l’imponente scalone in pietra del Furlo, un elegante accesso monumentale che conduce direttamente alla sala consiliare, ambiente solenne destinato alla vita amministrativa e istituzionale della città.
Il palazzo subì gravi danni durante il terremoto del 1930 e si ipotizzò persino la sua demolizione. La forte opposizione dei cittadini salvò però l’edificio, che venne consolidato e restaurato, mantenendo intatto il suo valore architettonico e simbolico. I lavori terminarono nel 1935.
Oggi la facciata del palazzo si distingue per il grande porticato ad archi al piano terra, sovrastato da due piani regolari. A sinistra si innalza la torre dell’orologio, che completa un insieme armonioso e scenografico.
Il Palazzo Comunale non è soltanto la sede del municipio, ma un luogo che racconta oltre tre secoli di storia cittadina: un punto di riferimento architettonico, politico e identitario per la comunità di Senigallia.
Immerso nella quiete della campagna senigalliese, Filetto è molto più di una semplice frazione: è un luogo che respira storia sin dal Neolitico, conservando le tracce di un passato strategico che ha visto susseguirsi insediamenti romani e bizantini. Il cuore pulsante di questa memoria millenaria è la Chiesa di Santa Maria del Filetto, un edificio dal fascino antico legato all’ordine dei Cavalieri Gerosolimitani e custode di preziosi cabrei storici che ne documentano l’importanza. Il viaggio attraverso queste colline non è solo un percorso storico, ma anche visivo ed emozionale: guardandosi attorno, si riconoscono immediatamente le geometrie di terra e luce, i filari e i campi sospesi nel tempo che ispirarono le celebri fotografie di Mario Giacomelli. Scendendo verso la vicina Bettolelle, l’esperienza si fa sensoriale con una sosta d’obbligo alla Cantina Mezzanotte, dove i calici si riempiono delle eccellenze autoctone come il Verdicchio e la Lacrima di Morro d’Alba, preparando il viaggiatore alla tappa successiva verso Sant’Angelo.
Castellaro è una piccola frazione collinare di Senigallia immersa nel verde delle campagne marchigiane, nota per la sua tradizione vitivinicola e per i panorami che abbracciano le colline circostanti. Il borgo rappresenta una tappa ideale per gli amanti del buon vino e dei prodotti locali, grazie alla presenza di aziende vitivinicole che valorizzano le varietà autoctone del territorio.
Attrazioni principali
Cantina Giusti: un’eccellenza locale dove è possibile degustare vini biologici come il Lacrima di Morro d’Alba e il Verdicchio dei Castelli di Jesi, frutto di una lunga tradizione familiare iniziata nel 1930.
Paesaggi panoramici: la posizione collinare permette di godere di vedute suggestive sulle campagne marchigiane e sui vigneti che caratterizzano la zona, offrendo scorci ideali per gli appassionati di fotografia e natura.
Lasciandosi alle spalle la vivacità della “Spiaggia di Velluto”, basta percorrere pochi chilometri verso la prima collina per scoprire Le Grazie, un luogo dove la storia rinascimentale e la memoria contadina si fondono in un abbraccio suggestivo. Il cuore pulsante di questa frazione è il monumentale complesso di Santa Maria delle Grazie, un vero gioiello architettonico voluto nel 1491 dal signore di Senigallia, Giovanni Della Rovere, e disegnato dalla mano sapiente dell’architetto Baccio Pontelli. Recentemente restituita alla comunità dopo un meticoloso restauro concluso nel 2024, la chiesa brilla oggi di nuova luce, tornando ad essere non solo un faro spirituale, ma anche un vivace centro culturale e di aggregazione. Ma la visita non si esaurisce tra le navate sacre: gli spazi dell’antico convento custodiscono infatti il Museo della Mezzadria “Sergio Anselmi”, una tappa imprescindibile per chi vuole capire l’anima vera delle Marche. Qui, tra attrezzi antichi e testimonianze di vita rurale, si scopre il legame profondo e faticoso tra l’uomo e la terra, ripercorrendo la storia delle famiglie mezzadrili che per secoli hanno plasmato questo paesaggio. Le Grazie rappresenta così la perfetta “porta d’accesso” all’entroterra senigalliese: una sosta rigenerante e colta prima di proseguire il viaggio tra le curve panoramiche, diretti verso il vicino castello di Roncitelli, dove la bellezza autentica della campagna continua a svelarsi.
Montignano è una pittoresca frazione collinare di Senigallia, immersa tra il verde delle colline marchigiane e i panorami sull’Adriatico. Il borgo conserva l’atmosfera di un antico nucleo medievale, caratterizzato da stradine strette, case in pietra e scorci suggestivi che raccontano la storia millenaria del territorio.
Attrazioni principali
Chiesa di San Giovanni Battista: situata nel cuore del borgo, la chiesa risale al Medioevo e fu sotto la guida dei monaci dell’Abbazia di Chiaravalle. Ricostruita dopo il terremoto del 1930, custodisce un prezioso organo Callido del 1770 e ospita eventi religiosi e culturali. La festa patronale di San Giovanni Battista, il 28 giugno, anima il paese con processioni e concerti della Corale locale.
Torre di Montignano: fuori dal centro, in posizione panoramica dopo il cimitero, la torre era un antico presidio militare costruito dai Montefeltro alla fine del Quattrocento per sorvegliare il territorio e il litorale. Ristrutturata e ampliata nel XVIII secolo dai Della Rovere e successivamente dai Ruspoli, conserva ancora oggi il fascino della sua funzione storica di avvistamento. Oggi è di proprietà della famiglia manzoni, che ne ha curato l’ultimo restauro.
Montignano è una tappa ideale per chi desidera combinare storia, natura e panorami mozzafiato, godendo della vista sulle colline circostanti e sul mare Adriatico.
Marzocca è una vivace frazione costiera del comune di Senigallia, situata al confine con Montemarciano e caratterizzata da una posizione privilegiata tra mare e colline. La località, che nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu per la qualità delle acque e dei servizi, conserva un fascino unico fatto di tradizione marinara e sviluppo turistico moderno.
Storia e sviluppo
Le origini di Marzocca risalgono al Medioevo, quando l’area era lambita dal mare e caratterizzata da saline e laghi salmastri. Fino al XIV secolo, il territorio era attraversato da rotte di pesca e dalla stazione di posta per il cambio dei cavalli. Nel corso dei secoli, la frazione ha mantenuto la sua vocazione agricola e peschereccia: fino ai primi del Novecento era abitata principalmente da allevatori e pescatori di vongole, la cui produzione veniva trasportata verso città come Roma, Torino e Napoli tramite la stazione ferroviaria di Marzocca.
Lo sviluppo turistico moderno iniziò negli anni ’30 grazie al conte Giovanni Fiorenzi da Osimo, che avviò la costruzione di villini destinati a famiglie provenienti da diverse città italiane. Da allora Marzocca è diventata la frazione più popolosa di Senigallia.
Cosa vedere a Marzocca
Chiesa di Sant’Antonio da Padova: originariamente costruita nel 1918 per un voto del Cav. Campari, la chiesa è stata ricostruita nel 1979 su progetto moderno con pianta circolare e cupola che ricorda il Pantheon. Al suo interno, affreschi contemporanei di Padre Marko Rupnik raccontano scene bibliche e figure di santi. Ogni anno, il 13 giugno, si celebra la festa del Patrono con una suggestiva processione verso il mare.
Madonnina del Pescatore: sul lungomare, questa piccola edicola a torretta è un punto di riferimento e protezione per i pescatori locali. Costruita negli anni ’30 e restaurata nel 1991, la nicchia ospita la statua lignea della Vergine e diventa luogo di preghiera durante la festa del 15 agosto.
Orto botanico di Moreno Cedroni: situato proprio di fronte al mare, questo orto fornisce le erbe aromatiche utilizzate nello chef stellato Cedroni, creando un legame unico tra cucina e natura.
Il fascino della costa
Marzocca è ideale per chi ama il mare e la tranquillità della spiaggia, oltre che per chi vuole esplorare la cultura locale e la gastronomia tipica. I paesaggi marittimi, con il mare a perdita d’occhio e il profilo delle colline sullo sfondo, offrono scenari perfetti per passeggiate, fotografie e momenti di relax.
Senigallia non è una semplice località balneare: è uno stato d’animo. Famosa in tutta Europa come la “Spiaggia di Velluto” per la sua sabbia finissima, è una città dalla doppia anima. Da un lato c’è l’energia travolgente del mare e del Summer Jamboree (il festival anni ’50 più grande al mondo che si tiene qui), dall’altro c’è un centro storico rinascimentale di rara bellezza e una concentrazione di Chef Stellati che l’ha resa una delle capitali gastronomiche d’Italia.
Famosa in tutta Europa come la Spiaggia di Velluto per la sua sabbia finissima e per i suoi oltre 14 km di costa dorata, è una città dalla doppia anima. Da un lato c’è l’energia travolgente del mare, degli eventi estivi e del Summer Jamboree, il festival anni ’50 più grande al mondo, dall’altro un centro storico rinascimentale di rara bellezza e una concentrazione di chef stellati che l’ha resa una delle capitali gastronomiche d’Italia.
Il viaggio a Senigallia inizia quasi sempre dalla Rotonda a Mare, l’icona della città. Costruita negli anni ’30 in stile razionalista, sembra una conchiglia sospesa sull’acqua, collegata alla terra da un pontile che al tramonto diventa un luogo magico dove il mare si racconta con il rumore delle onde. È uno spazio che ospita mostre, eventi, matrimoni, ma è affascinante anche solo da contemplare dall’esterno, magari con un gelato in mano.
Lasciando la spiaggia e attraversando il fiume Misa, si arriva alla Rocca Roveresca, un monumento che racchiude secoli di storia. Le sue mura raccontano delle antiche fortificazioni romane fino al grande rinnovamento voluto dal Duca Giovanni della Rovere nel Rinascimento. Passeggiando tra i cortili e i camminamenti interni si può immaginare la vita militare del Quattrocento, mentre la scenografica Piazza del Duca, che si apre proprio di fronte, ricorda quanto Senigallia sia anche una città elegante e ricca di arte.
Scendendo verso il cuore urbano, ci si ritrova sotto i Portici Ercolani, un lunghissimo colonnato in pietra d’Istria costruito nel Settecento. Oggi custodisce botteghe, negozi e caffè, diventando uno dei luoghi preferiti per lo shopping e le passeggiate serali. Poco distante si trova il Foro Annonario, capolavoro neoclassico a pianta circolare, che al mattino ospita il vivace mercato del pesce e della frutta e alla sera si trasforma nel centro della vita notturna, con enoteche, musica dal vivo e l’atmosfera conviviale tipica delle città di mare.
Senigallia è anche una capitale del gusto. Nonostante le sue dimensioni contenute, qui lavorano alcuni dei più importanti chef d’Italia, tra cui Mauro Uliassi e Moreno Cedroni, che hanno trasformato la città in una meta di culto per gli amanti dell’alta cucina. Ma il buon cibo è alla portata di tutti: dalle pizze al formaggio dei forni storici al cartoccio di pesce fritto da gustare seduti sul molo, qui la tradizione gastronomica è un patrimonio condiviso, semplice e raffinato allo stesso tempo.
Per visitare la città bastano uno o due giorni, ma il rischio è di voler restare di più. Al mattino si può godere della spiaggia o del mercato al Foro Annonario, nel pomeriggio esplorare la Rocca Roveresca e le vie del centro storico, e la sera lasciarsi tentare da un aperitivo vista mare e da una cena in uno dei tanti ristoranti di qualità. Senigallia è pianeggiante e bike-friendly, quindi la bicicletta è il mezzo ideale per muoversi lungo il lungomare e nel centro.
Ad agosto arriva il momento più iconico dell’anno: il Summer Jamboree, quando la città torna letteralmente agli anni ’50 tra rock’n’roll, abiti vintage, auto americane e concerti che animano ogni angolo. Per chi cerca tranquillità è meglio evitare quella settimana, ma per chi ama musica e divertimento è un’esperienza unica e irripetibile.
Senigallia è così: elegante e vivace, lenta e frizzante, romantica e moderna. Una città che non si visita soltanto, ma si vive.
Il Corto Maltese, ideato da Giorgio Amadei e Patrizia Zanotti (managing director di Cong SA, società che gestisce i diritti dell’opera di Hugo Pratt), è un progetto che consiste in un esteso percorso a colori realizzato tra gli scogli del pontile. Lungo i blocchi frangiflutti che costeggiano la foce del fiume Misa, ha infatti preso forma un’installazione urbana composta da cento pannelli, ciascuno con una vignetta tratta da Corte sconta detta arcana – la storica avventura pubblicata nel 1974.
Dopo essere stati restaurati e ridipinti di bianco, i blocchi in cemento sono stati personalizzati attraverso il montaggio di pannelli in alluminio, creando una sequenza di vignette da leggere durante la passeggiata.
La Chiesa di San Giuseppe Lavoratore prende l’avvio nel 1967 sul progetto dell’architetto e professore senigalliese Gabriele Bonazza. Pur nella sua semplicità artistica e decorativa, la chiesa, a pianta circolare, presenta alcuni elementi da tenere estremamente in considerazione.
Ad esempio, partendo sulla destra rispetto all’ambone, l’immagine della Madonna del Rosario, che è la protettrice di tutta la comunità. E poi, soprattutto, gli interventi dell’artista senigalliese Andrea Ippoliti, che riguardano il portale sulla sinistra rispetto a quello dell’entrata, la realizzazione del nuovo ambone e il bellissimo crocifisso dietro l’altare maggiore.
Il portale, realizzato in bronzo fuso presenta le immagini dell’Annunciazione: quindi l’Angelo e la Vergine, dove sopra le loro immagini sono riportate le parole ‘Ave o Maria, piena di grazia’, ma con la dicitura greca, ovvero ‘Chaire Maria kecharitomene’.
Sul fronte dell’ambone, invece, ritroviamo quello che sono i simboli del Tetramorfo, ovvero i simboli dei quattro evangelisti. E questi simboli reggono al centro un libro aperto dove sono riportate alcune delle parole dell’incipit del Vangelo di San Giovanni, scritte sia con l’antica scrittura greca che con la traduzione italiana: ‘E il Verbo si fece carne’.
Da ultimo, dietro l’altare maggiore, uno stupendo crocifisso, dove in realtà la croce sembra modellata dal vento. Questo vento che in realtà è simbolo proprio dello spirito e simbolo della salvezza e della resurrezione. E dal portale stesso sulla sinistra, passando per l’ambone, che sembra quasi una prua di una nave in movimento, per arrivare poi alla croce, ricoperta con una foglia d’oro, il tema del vento è il tema che proprio con la croce ci porta dalla morte alla resurrezione. E questa croce, quindi, che non è simbolo soltanto di tortura e di morte, ma è simbolo di salvezza e di resurrezione.
Come ultimo aspetto da notare all’interno di questa chiesa circolare, il fonte battesimale, che oggi si trova subito sulla sinistra rispetto al portale di ingresso, ma in origine in realtà era una vasca battesimale, non un fonte battesimale, perché c’era la volontà di ricordare il cammino che facevano ai tempi di Gesù i neofiti che entravano, anzi, scendevano dentro la vasca absidale, a ricordo della discesa nel fiume Giordano, per immergersi totalmente nelle acque del fiume, in questo caso, della vasca, seppur simbolicamente.
Concludo dicendo che la parola stessa Battesimo deriva da un termine che nell’antica lingua greca, ‘baptizō’, un verbo greco, significa appunto ‘immergo’, l’immersione totale nella vita e nella e nella grandezza della vita cristiana.
CHIESA DEL PORTONE
La storia della chiesa intitolata Santa Maria della Neve più comunemente conosciuta come la Chiesa del Portone, affonda le radici nel Medioevo, quando si trovava all’interno, però, delle mura cittadine. Poi, successivamente è stata smantellata e abbandonata e è stato trovato un altro spazio per la costruzione di una chiesa nuovamente dedicata a Santa Maria della Neve e poi Chiesa del Portone.
La chiesa è suddivisa in tre navate, è di pianta rettangolare. Queste tre navate si possono già evincere dalla facciata esterna, poiché oltre al portale principale ci sono altri due portali laterali corrispondenti alle relative navate.
Al di sopra di ogni portale laterale troviamo delle trifore a mosaico. Nella trifora di destra, nella finestrella centrale è presente la Vergine, mentre nella trifora di sinistra, sempre nel fornice centrale, è presente San Giovanni Battista, tra l’altro in corrispondenza proprio con il vicino fonte battesimale, riconoscibile dal cartiglio dove leggiamo scritto Ecce Agnus Dei e infatti reca sulle proprie braccia anche un piccolo agnellino.
L’interno della Chiesa del Portone, a pianta rettangolare, è caratterizzato alle pareti dalla presenza di pitture rappresentanti i sette sacramenti.
Si parte, entrando, sulla parete di sinistra, dove si vede il Battesimo di Cristo al Giordano, proprio in corrispondenza con il fonte battesimale, per poi proseguire con la Confermazione, l’Eucaristia e la Riconciliazione.
Alla parete di destra, invece, si termina con l’Ordinazione sacerdotale e il Matrimonio. L’ultima, in questo caso, l’ultima in ordine di enunciazione, non è in realtà un sacramento, ma una rappresentazione di quando Papa Pio XI ha dato un nuovo inizio alla Chiesa del Portone dopo il suo ennesimo rifacimento che ha fatto seguito al devastante terremoto che ha colpito il il centro, che ha colpito tutta la città di Senigallia nel 1930.
Nel presbiterio, invece, si segnala la presenza di un grande crocifisso al centro della parete absidale, affiancato da quattro vetrate dove si riconoscono quattro personaggi che hanno assistito alla crocifissione e alla morte di di Cristo: quindi Santa Maria Maddalena, Maria Vergine Madre di Dio, San Giovanni Evangelista e San Longino.
Adesso potete anche girare il vostro sguardo e ammirare sopra il portale di ingresso questo bellissimo organo, uscito dalla fabbrica Pincetti. Un organo a canne meraviglioso, ancora oggi utilizzato frequentemente, soprattutto durante l’estate, in occasione del Festival Organistico.
GIOVANNA DA MONTEFELTRO
Signora di Senigallia
Urbino 1464 (?) – Roma 1514
Giovanna fu figlia di Battista Sforza e del grande Federico da Montefeltro, signore della corte di Urbino, tra le più prestigiose del Quattrocento.
Fu donna colta e di grande intelligenza, abile nel governare, nell’intessere trame diplomatiche, nel tenere testa orgogliosamente a principi e pontefici, la “Prefettessa”, signora di Senigallia, fu moglie fedele e madre appassionata. Ebbe sei figli tra cui Francesco Maria l’erede che avrebbe dato seguito alla dinastia.
Una volta sposa di Giovanni Della Rovere, si rivelò anche una intelligente mecenate. Ebbe rapporti di familiarità con Pietro Perugino, autore della Pala d’altare per la chiesa di S. Maria delle Grazie mentre Piero della Francesca realizzò, per la promessa di matrimonio di Giovanna e Giovanni (1474) o per il loro matrimonio (1478), la Madonna di Senigallia. Fu affezionata a Giovanni Santi, padre di Raffaello che, per la nascita del desiderato erede, dipinse un’Annunciazione. E infine protesse Raffaello aiutandolo ad inserirsi nell’universo artistico fiorentino e forse anche in quello romano.
Giovanna non ebbe una vita facile. Si trovò a reggere la corte durante le assenze del marito e poi dopo la sua morte. Quando Giovanni morì, il 6 novembre del 1501 all’età di 44 anni, come da lui richiesto nel testamento, fu lei a dover reggere il governo dei vicariati perché Francesco Maria non aveva ancora raggiunto i sedici anni di età.
La sua reggenza fu messa a dura prova, solo un anno dopo, dalla cosiddetta “strage di Senigallia” compiuta il 31 dicembre del 1502 da Cesare Borgia, il Valentino. Giovanna si salvò insieme al figlioletto grazie all’astuzia di Andrea Doria a cui Giovanni l’aveva affidata. Il nobile condottiero continuò a proteggerla amorevolmente dalle mire del cognato, cardinale Giuliano, futuro Papa Giulio II, che ordiva un tranello per impossessarsi dei beni del fratello morto – Per quindici mesi le Marche furono sconvolte da episodi sanguinosi, anche Guidobaldo, nuovo signore di Urbino e fratello di Giovanna, dovette mettersi in salvo e abbandonare la sua corte. Quando finalmente, nell’estate del 1503, i legittimi signori tornarono nelle loro corti, Giovanna, per ringraziare il Signore che aveva salvato il figlio e il fratello, fece fare grandi elemosine e ordinò, poiché il giorno avanti del rientro di Guidobaldo in Urbino era il 28 di agosto, giorno in cui si commemora S. Agostino, che si facesse eterna memoria del fatto con una solennissima fiera.
Tornata al potere la vita di Giovanna si intrecciò con quella del fratello Guidobaldo, presso la cui corte visse lunghi periodi ma soprattutto, non avendo Guidobaldo eredi, si impegnò perché adottasse il figlio Francesco Maria. Ottenne, per raggiungere questo scopo, l’appoggio della Repubblica veneziana e anche quello del cognato, divenuto Papa.
Sotto l’influenza di Giovanna, Guidobaldo, sofferente, si decise ad adottare il nipote. L’adozione ufficiale fu celebrata solennemente il 18 settembre del 1504 e Giovanna andò a vivere in Urbino. Il suo compito di madre era stato assolto.
Non sappiamo esattamente quando Giovanna lasciò la corte di Urbino. Sappiamo però che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Roma nel palazzo Della Rovere, oggi Palazzo dei
Penitenzieri, nell’attuale via della Conciliazione e che frequentò assiduamente la corte pontificia.
La Prefettessa morì all’età di cinquanta anni nel 1514 e Francesco Maria volle che fosse sepolta nella cappella Basso Della Rovere in Santa Maria del Popolo.
Anna Pia Giansanti
Il baluardo di San Martino fu fondato nel Cinquecento, durante la realizzazione della fortificazione ideata dal duca Francesco Maria I Della Rovere. Il baluardo è l’elemento maggiormente innovativo delle fortificazioni costruite nella prima metà del Cinquecento: posto a capo di uno dei vertici della cinta pentagonale, era concepito come sistema difensivo “alla moderna”, con angoli retti al congiungimento delle cortine e angoli acuti verso l’esterno.
Lungo le mura, anticamente, correva un fossato, prosciugato quando le ragioni difensive che ne avevano determinato la creazione vennero meno. Nel corso dell’Ottocento apparve ormai evidente che il terreno ortivo così ricavato, più basso di oltre tre metri rispetto al piano di campagna, non consentiva il deflusso delle acque creando, proprio a ridosso dell’abitato, ristagni malsani, che nel 1885 ne determineranno il riempimento. Per gli stessi motivi, nel 1920 iniziò l’interramento del Penna e la creazione sul suo letto di viale IV Novembre.
Con la realizzazione della nuova fortificazione pentagonale, voluta da Guidobaldo II Della Rovere, e l’inglobamento entro le mura del fiume Misa, fu creato un nuovo quartiere in cui erano collocati fondachi funzionali in tempo di fiera e le abitazioni dei portuali. Le singole contrade erano divise, probabilmente, a seconda delle località di provenienza delle merci custodite nei magazzini. Ne è rimasta traccia nella denominazione delle strade del quartiere, tra cui via Siria, via Corinto, via Salonicco, via Alessandria, via Rodi, via Cipro, via Corfù etc.
Sin dal suo concepimento il Rione Porto rimase isolato dal nucleo cittadino a causa della cinta muraria malatestiana sulla sponda opposta del fiume. Papa Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini, nel 1746 autorizzò monsignor Giuseppe Maria Ercolani a dar corso a opere di ampliamento. Per creare il collegamento tra il Rione Porto e il resto del tessuto urbano, vennero abbattuti, da un lato, l’episcopio e la cattedrale, dall’altro, una spina di abitazioni. Si fece così spazio alla nuova arteria stradale, la Via Grande, sul cui sfondo fu eretta la nuova Porta Lambertina.
Leggenda narra, e le ricerche lo confermano, che la celebre Fiera della Maddalena sia nata nel XIII secolo, dopo che alcune reliquie della santa e di suo fratello Lazzaro furono portate a Senigallia da una principessa marsigliese, sposa di un signore locale. Furono poste nella chiesa longobarda di San Gregorio che successivamente prese il nome di Chiesa della Maddalena.
Nel Medioevo sono moltissimi i casi di fiere-mercato nate in luoghi dove ci si recava in pellegrinaggio per le reliquie di qualche santo. Lo stesso avvenne a Senigallia. Le reliquie divennero oggetto di venerazione tale da richiamare moltissimi pellegrini, in particolare nel giorno a lei dedicato, il 22 Luglio. Ebbe così origine una fiera che successivamente diventò la grande Fiera della Maddalena che si svolgeva nella seconda metà di Luglio lungo le rive del fiume Misa.
Nel Quattrocento le reliquie furono trafugate ma la chiesa continuò a tenerne il nome.
L’edificio fu ricostruito da Giovanni della Rovere nel 1480 e in questo “celeberrimo Tempio” si svolsero i suoi funerali.
La struttura odierna risale a una terza ricostruzione del 1756. Oggi, all’interno, è sepolto il celebre matematico senigalliese Giulio Carlo Fagnani.
Conosciuta anche come Porta Maddalena per la vicinanza con l’omonima chiesa, Porta Mazzini, già Porta Colonna, fu così denominata in onore di Antonio Branciforti Colonna, Presidente della Legazione di Urbino all’epoca della sua costruzione.
La sua realizzazione, tra il 1758 e il 1760, fu parte dell’insieme dei lavori che videro la città, dalla seconda metà del Settecento, coinvolta in un progetto di ristrutturazione urbanistica. Porta Colonna fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1930 in cui crollò la parte superiore costituita da un’altana a tre arcate sormontata da un orologio (foto 2-3). L’ingegner Giuseppe Battistini, incaricato della ricostruzione, decise di portare in opera il progetto originale, datato 1758, del primo architetto, il bolognese Stegani, la cui esecuzione era stata variata in fase di realizzazione.
Le mura che prospettano sul fiume, il baluardo detto della Posta, il tratto di mura compreso tra il Teatro e il baluardo del Portone e il baluardo stesso furono costruiti nella seconda metà del secolo XVIII a seguito dell’ampliamento della città a ovest, nell’area dei “prati della Maddalena”. Ciò richiese il raddrizzamento dell’alveo del fiume Misa che all’epoca formava un’ansa alle spalle della chiesa della Maddalena.
L’eliminazione dell’ansa diventò necessaria sia per avere a disposizione un’area edificabile, sia per ottimizzare la resa del porto-canale attraverso un miglioramento del deflusso: l’ampiezza del fiume favoriva, infatti, la dispersione delle acque impedendo ai battelli di risalirlo per un tratto sufficiente a consentire la navigabilità completa dell’alveo fluviale.
Nel 1759 l’architetto Sante Vichi di Fano propose, tramite l’escavazione di un nuovo letto e l’interramento del tratto precedente, una modifica dell’ansa portando il percorso fluviale in aderenza alle mura cittadine.
Il baluardo del Porto fu l’ultimo della fortificazione pentagonale a essere costruito; la sua costruzione, avvenuta nel 1574, concretizzò definitivamente la volontà, espressa da Guidobaldo II Della Rovere, di estendere la città al di là del fiume. Il Duca volle fare di Senigallia la sua città ideale e scelse di lasciare ai posteri memoria di sé attraverso la costruzione di una grande opera: una cinta fortificata.
La scelta della configurazione pentagonale del recinto, annoverata come forma perfetta per la difesa, era cara alla cultura d’immagine rinascimentale per l’omologia con i cinque vertici della figura umana: il capo, due mani e due piedi. Tale forma sarà presa a modello nella creazione delle cittadelle fortificate che prolifereranno in tutte le città italiane ed europee tra Seicento e Settecento.
Per la prima volta nella sua storia urbanistica, Senigallia sceglieva di racchiudere il Misa entro il perimetro murato, creando a un nuovo rione. L’organizzazione della città, in questo lato, doveva racchiudere una serie di isolati con edifici adibiti a fondachi funzionali nel periodo della Fiera franca della Maddalena a fine Luglio.
Il baluardo della Penna, detto anche di San Sebastiano, fu il primo a essere edificato durante la realizzazione della fortificazione pentagonale realizzata dal duca Guidobaldo II Della Rovere nel 1546.
La fortificazione, già pensata da Francesco Maria I, padre di Guidobaldo II, è frutto di accurati studi attuati dai più celebri architetti militari dell’epoca. La strategia politico-religiosa vide l’esigenza di munire le città, soprattutto quelle costiere, di un nuovo apparato difensivo, pronto a contrastare le invasioni dei Turchi che minacciavano costantemente le coste adriatiche; in quest’ottica era quindi logico che il Duca iniziasse la sua fortificazione dal lato da cui provenivano i maggiori pericoli, ossia dal mare.
A causa del terremoto del 1930 furono attuati alcuni interventi che cancellarono progressivamente il carattere di borgo murato. Il piano regolatore del 1931 sancì l’abbattimento di alcuni fabbricati, adiacenti e interni alle mura, sulla cui area sarà edificata, nel 1936, la scuola Costanzo Ciano, oggi Giovanni Pascoli e la Casa del Balilla, successivamente trasformata in Gioventù Italiana del Littorio (GIL), e oggi sede di uffici comunali.
La Sinagoga, risalente al XVII secolo, è situata nel Ghetto ebraico dal 1634.
La struttura, realizzata in muratura a vista, è dotata di cinque finestre con davanzali in pietra d’Istria e una sala di preghiera
a pianta bifocale con Aròn (armadio sacro) e Bimàh (podio per la lettura) in legno. Di eguale interesse è la balaustra della
originale Bimàh in legno intagliato con volute rivestite d’oro raffiguranti motivi vegetali.
Il Ghetto, istituito nel 1633 a seguito del primo atto papale di Papa Urbano VIII, fu considerato una città autonoma con una propria organizzazione religiosa, amministrativa e giudiziaria e fu speciale residenza obbligata per gli ebrei di Senigallia per due secoli fino all’Unità d’Italia.
Il Ghetto nei periodi di massimo affollamento arrivò a contenere fino a mille persone.
Il Lavatoio “Il Coppo”, risale al XIX secolo quando si volle fornire alla città un luogo pubblico per il lavaggio dei panni.
Una struttura a pianta rettangolare, realizzata in mattoni e pietra con tetto a tegole e un interno caratterizzato da una serie di vasche disposte lungo le pareti.
La semplicità dell’architettura è funzionale all’utilizzo del lavatoio, con ampi spazi per lavare i panni e un sistema di canalizzazione per l’acqua.
Questo luogo rappresenta un simbolo di un’epoca passata: non solo luogo funzionale, ma anche punto di incontro e socializzazione per le donne del quartiere nonché testimonianza della vita quotidiana senigalliese di un tempo.
La chiesa di San Martino, cui denominazione si lega al culto del santo del mantello condiviso con Gesù, ha una lunga storia.
La prima edificazione che sorgeva fuori dalle mura cinquecentesche è risalente al XIII secolo fin quando non venne
affidata nel 1468 ai Servi di Maria che ne curarono la costruzione. La struttura odierna risalente al 1736, conferibile agli
architetti Rossi e Valeri conserva al suo interno stucchi che la rendono emblema del Barocco.
Palazzo Gherardi, simbolo di Senigallia, è un edificio rinascimentale del XVI secolo.
Nel 1877 venne trasformato nel primo albergo della città: l’Albergo Roma, che diede il via a un’importante opera di
risanamento della città. Successivamente divenne sede del Liceo Perticari ma fu poi danneggiato dal terremoto del 1997.
Le origini romane di Senigallia erano note e visibili da tempo nelle fondamenta della Rocca Roveresca; ha destato invece grande stupore la scoperta, durante i lavori di fondazione del Nuovo Teatro “La Fenice”, nel 1989, di importanti reperti databili al II-III secolo d. C., successivamente oggetto di sistematiche campagne di scavo. Oggi l’area archeologica La Fenice è una delle poche in Italia dove è possibile ammirare contemporaneamente i resti degli edifici di origine romana e i reperti trovati in sito.
Nell’area archeologica si possono vedere le vestigia di una tipica città romana, con chiare tracce dell’incrocio tra un “cardo” (Nord e Sud) e un “decumano” (Est e Ovest), appartenenti all’area periferica meridionale dell’antica Sena. La pavimentazione è ben conservata, tanto che sono ancora visibili i solchi delle ruote dei carri che vi hanno transitato. Uno spaccato della quotidianità romana si intravede nei resti delle “tabernae”, la prima delle quali era un “termopolium” (rivendita di cibi e bevande calde), e nell’ampia “domus” (abitazione signorile) che aveva l’ingresso sul “cardo”.
Sono ancora ben conservati i pavimenti in cocciopesto decorato con tesserine bianche e l’”impluvium” dell’atrio, pavimentato con mattoncini a spina di pesce. Durante gli scavi sono affiorate 130 fosse ad inumazione di età medievale, a testimonianza del diverso utilizzo dello spazio nel corso dei secoli. Di esse, una è ancora visibile in situ per evidenti scopi didattici.
La visita all’Area Archeologica La Fenice è un’esperienza unica in cui, camminando alcuni metri sotto il livello del suolo, è possibile visitare i luoghi abitati dagli antichi abitanti della Sena romana e i loro oggetti di uso quotidiano.
Lo straordinario Museo comunale di Storia della Mezzadria “Sergio Anselmi” ha sede dal 1978, nell’affascinante complesso di Santa Maria delle Grazie, immerso nel verde delle colline di Senigallia. Il museo, con i suoi duemila oggetti esposti, è un punto di riferimento indispensabile per chiunque voglia conoscere la quotidianità di vita e di lavoro nelle campagne marchigiane nella prima metà del novecento.
Il suggestivo chiostro rinascimentale di un’ala dell’ex convento delle Grazie, costituisce il primo impatto con il Museo comunale di Storia della Mezzadria “Sergio Anselmi”, organizzato poi in trenta ambienti a tema che ripercorrono le tappe della vita contadina: frantoi, macchine per la cernita dei grani, attrezzi per le riparazioni, cucina, telai, canapa e, nel seminterrato, una grande cantina.
Al primo piano si coglie ancor meglio la genialità e la fatica dei contadini nella varietà dei loro strumenti di lavoro. Qui con percorsi ben articolati gli oggetti documentano i grandi temi del lavoro contadino: grano, vino, granoturco, barbabietola, quotidianità, il tutto accompagnato da bellissime foto storiche di Mario Giacomelli e di Mario Carafòli. Il rigore e la passione nella distribuzione dei temi e degli oggetti, dietro i quali si avverte sempre la presenza dell’uomo, fanno sì che il Museo materializzi nelle sue molteplici sfaccettature una lunga vicenda che ha segnato la storia della regione Marche: la mezzadria. Una storia scandita dal rapporto quotidiano padrone-contadino, comune alle regioni come le Marche con prevalente organizzazione mezzadrile dei poderi fin dal XIV-XV secolo.
Il Museo della Mezzadria propone degli incontri con l’obiettivo di ad approfondire temi di cultura popolare con la partecipazione di conoscitori di antichi mestieri, agricoltori, guide del museo ed esperti di tradizioni popolari.
l Museo di Storia della Mezzadria “Sergio Anselmi” propone anche “Uomini e paesaggi” una rassegna di eventi estivi, che ha avuto inizio nel 2005 con l’obiettivo di far conoscere e approfondire, con storici ed esperti di settori legati al territorio, la storia della regione Marche, con attenzione prevalente all’ambiente contadino, che più di ogni altro ne ha segnato i tratti distintivi, e al mare Adriatico, naturale punto di riferimento della storia della città di Senigallia.
Dal 16 maggio 1992, in occasione del bicentenario della nascita di Papa Pio IX, il palazzo vescovile diviene sede della Pinacoteca diocesana d’arte sacra. Nelle sue splendide sale è possibile ammirare opere di notevole pregio artistico, prestigiose testimonianze dei secoli dal 1500 al 1800.
Il gioiello più prezioso della raccolta è La Madonna del Rosario e San Domenico di Federico Barocci (1535-1612), dipinto tra il 1588 e il 1592 su commissione della Confraternita dell’Assunta e del Rosario per la Chiesa di San Rocco. Il quadro raffigura la Madonna sorretta da alcuni angeli che stringe con la mano sinistra il Bambino Gesù mentre con la destra porge la corona del Rosario a San Domenico.
Nella stessa sala è possibile ammirare anche il Battesimo di Cristo e la Natività di Andrea Lilli (1570-1631); la Madonna con Bambino e i Santi Lucia, Francesco e Giovannino di Giovanni Andrea Donducci (1571-1655) detto il Mastelletta, allievo di Ludovico Carracci e artista particolarmente attento alle tematiche manieriste: la Circoncisione, opera tardo manierista di un Anonimo di probabile area culturale emiliana del XVII secolo. Le altre sale della Pinacoteca ospitano una ricca collezione di dipinti dei secoli XVI, XVII, XVIII e XIX. Da notare l’Adorazione dei Pastori (1568) e la Crocifissione con la Madonna e San Giorgio (1585) di Ercole Ramazzani, allievo di Lorenzo Lotto e numerosi e pregevoli oggetti sacri e profani, tra i quali notevoli pezzi d’arredamento.
Il Palazzetto Baviera si affaccia su Piazza del Duca e venne costruito per volontà di Giovanni Giacomo Baviera, zio materno e luogotenente di Giovanni della Rovere, contemporaneamente alla Rocca, forse su progetto di Baccio Pontelli, come suggerisce l’armoniosa proporzione del piccolo cortile.
Giovanni Baviera giunge a Senigallia alla fine del 1474 per prendere possesso, per conto di Giovanni della Rovere, dello Stato. La famiglia Baviera assume da subito un ruolo di primo piano nella nobiltà senigalliese. Il palazzetto diviene proprietà della famiglia nel 1512 e lo rimarrà fino al 1956, quando la famiglia Baviera lo dona al comune di Senigallia insieme agli arredi.
Costruito e poi riadattato tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento, il Palazzetto Baviera riproduce, nel piccolo chiostro e nell’atmosfera sobria ed elegante, i motivi e le proporzioni del chiostro del Convento delle Grazie. E’ possibile ammirare infatti un elegante colonnato che sorregge il portico ed al centro un pozzo decorato su tutti i lati dagli stemmi della casa Baviera.
Ma è sicuramente al piano superiore che si svela uno dei tesori più belli della città di Senigallia. Attraverso una scala si accede al piano nobile dove si ammirano i soffitti interamente decorati a stucco dall’urbinate Federico Brandani (1525 circa – 1575). Il Brandani, incaricato dell’opera da Giuseppe Baviera, spese molti anni della sua vita nella sua realizzazione ed alla fine consegnò alla storia un gioiello d’arte. Nell’opera si alternano le rappresentazioni di cruente battaglie, racconti biblici, gesta eroiche e fatti storici senza che venga mai meno l’armonia del tutto.
I soffitti delle cinque stanze (di Roma imperiale, di Roma repubblicana, dell’Iliade, di Ercole, dell’Antico Testamento) sono senza dubbio la massima espressione dell’opera di Federico Brandani.
Palazzo del Duca si affaccia proprio di fronte alla Rocca Roveresca. Voluto da Guidubaldo II della Rovere a metà del Cinquecento su progetto di Gerolamo Genga, fu ampliato nei decenni immediatamente successivi dal figlio ed erede Francesco Maria II, ultimo rappresentante della dinastia, che alterò la simmetria della facciata, facendo sì che il portale d’ingresso risulti allora collocato sulla sinistra. Il palazzo non fu ideato per ospitare il duca stabilmente, ma bensì come dimora di rappresentanza per la corte e per i suoi ospiti illustri, che dalle finestre potevano ammirare le parate militari che si svolgevano nella piazza.
All’interno, uno splendido soffitto a cassettoni attribuito a Taddeo Zuccari impreziosisce la Sala del Trono. I quarantanove cassettoni furono realizzati con molta probabilità tra il 1553 e il 1555 e richiamano atmosfere gioiose, allegre, di festa. Ma vi si può notare anche ironia e satira verso il potere politico e culturale: il maestro Zuccari dipinge temi carnascialeschi mostrando un immaginario mondo alla rovescia, dove i bambini, rappresentati da puttini, comandano sugli adulti, e i poveri sui ricchi. Sempre nella Sala del Trono è anche visibile un albero genealogico su carta della famiglia Della Rovere.
Il palazzo si affaccia sull’omonima Piazza, il cui nome si riferisce invece a Giovanni Della Rovere. La piazza presenta caratteristiche uniche per l’epoca rinascimentale: non vi si affaccia nessun edificio religioso e la cosiddetta Fontana delle Anatre (o dei Leoni) è collocata in posizione decentrata, confermando così l’utilizzo militare di questo spazio.
La fontana, costruita tra il 1599 e il 1602, fu commissionata da Francesco Maria II della Rovere per ricordare alla popolazione il risanamento della zona paludosa delle Saline. Le anatre simboleggiano la fauna avicola presente nella zona umida, mentre i giochi d’acqua rappresentano il controllo delle acque, un tempo portatrici di malattie e ora simbolo di prosperità.
Inaugurato il 5 dicembre 1996 sorge nel medesimo luogo dei precedenti teatri cittadini e sopra l’area archeologica da cui lo separa ben più di duemila anni di storia.
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Il teatro La Fenice venne inaugurato il 5 dicembre 1996 e sorge esattamente nel medesimo luogo dei precedenti teatri cittadini e sopra l’area archeologica da cui lo separa ben più di duemila anni di storia.
La realizzazione del primo teatro comunale fu affidata all’architetto Pietro Ghinelli (1759-1834), uno dei più importanti architetti teatrali che costruì ben 14 teatri tra iquali quelli di Pesaro (1818) e “Le Muse” di Ancona (1826). I lavori iniziati il 18 ottobre 1828 terminarono nel luglio del 1830 ma la notte del 9 agosto 1838 il teatro venne distrutto da un incendio.
Nel gennaio del 1839 partono i lavori di ricostruzione che si concludono in meno di un anno.Il nuovo teatro comunale viene chiamato “La Fenice”. Nel 1930 il terremoto condannò il teatro ad una forzata inagibilità e infine nel 1944 fu colpito da una bomba e le sue macerie furono a lungo una ferita aperta nel cuore della città.
L’attuale Teatro La Fenice è stato progettato dall’architetto Silvio Argentati. I ritrovamenti archeologici romani scoperti durante i lavori, hanno influenzato in modo rilevante il progetto del teatro che è stato quindi pensato come un isolato a più facce ognuna caratterizzata da un’immagine architettonica che rimanda all’architettura della città sulla quale l’edificio prospetta. In particolare il prospetto lungo Via Pisacane, rivolto alla parte settecentesca del centro storico, è caratterizzato da un ordine architettonico gigante che trova i suoi riferimenti nell’architettura dei Portici Ercolani, la struttura urbana più significativa della città del settecento.
Il prospetto opposto che guarda invece all’interno della città murata cinquecentesca, consolidatasi con la signoria dei Della Rovere, è caratterizzato da figure che rimandano all’architettura di quel periodo, come la grande finestra quadripartita che illumina il foyer di forma analoga alle finestre quadripartite presenti in varie architetture dell’epoca come, a Senigallia, nel convento delle Grazie.
La sala del Teatro La Fenice è costituita da un’unica grande aula a pianta rettangolare (dimensioni m. 32,80 x 24,70) con il pavimento a gradoni di alzata progressivamente crescente che supera un dislivello pari a m. 5,82. La sala ha una capienza di 874 posti. Si tratta di una struttura polifunzionale adatta per spettacoli di lirica, balletto, concerti, teatro di prosa e cinema.
Negli spazi indoor del Teatro La Fenice è possibile connettersi gratuitamente alla rete “Senigallia-Wifi” scaricando l’app Wifi.Italia.it ed eseguire la procedura di registrazione. Chi ne è già in possesso, potrà registrarsi anche attraverso la propria identità digitale (Spid).
Su progetto dell’architetto Ghinelli, l’imponente Palazzo della Filanda ad isola è sostenuto nei suoi quattro lati da porticati in pietra bianca d’Istria uguali a quelli costruiti lungo il canale.
La storia del Palazzo detto della Filanda prende avvio nel 1758 quando il Consiglio Generale dei Nobili, delibera di donare alla famiglia Antonelli i cui componenti tanto si erano prodigati per ottenere dal papa Benedetto XIV l’autorizzazione ad ampliare la città, l’area su cui costruire un proprio palazzo.
Tuttavia, a distanza di circa mezzo secolo, non essendo stato posto un solo mattone, nell’anno 1805 la Magistratura comunale chiede al card. Leonardo ed al conte Bernardino, la restituzione del terreno che viene donato a Vincenzo Micciarelli di Jesi, il quale aveva preso impegno di costruirvi, su progetto dell’architetto Pietro Ghinelli, il magnifico, imponente palazzo ad isola sostenuto nei suoi quattro lati da porticati in pietra bianca d’Istria uguali a quelli costruiti lungo il canale. I lavori ebbero inizio subito dopo la fiera dell’anno 1805 ma per un imprevisto grave dissesto finanziario subito dal Micciarelli, i lavori si protrassero per quasi un trentennio fino a che, nell’impossibilità di portare a compimento l’opera, il Micciarelli, fu costretto a venderlo al conte Lovatti di Roma, che in poco tempo completò l’edificio.
È curioso ricordare che il Comune nell’agosto del 1818 per favorire la fine dei lavori indice una grande lotteria per raccogliere i fondi necessari che però “viene differita per mancanza di azioni” senza che poi se ne fece più nulla.
A testimonianza della maestosità dell’edificio sia sufficiente ricordare come nel 1829 per evitare che in quell’anno la città, ed in particolare la sua celebre fiera franca, rimanesse priva dei consueti spettacoli lirici qualora non fosse stato pronto il nuovo teatro che la Comunità andava costruendo al posto di quello vecchio condominiale utilizzato sino all’anno precedente, l’Amministrazione civica fece subito costruire nel cortile del palazzo Micciarelli un teatro in legno che aveva tre ordini di palchi con 21 palchi per ogni ordine, loggione, platea, atrio, camerini e tutto quanto poteva essere necessario per dare spettacoli di opera e di ballo, che entrò regolarmente in attività e funzionò fino all’anno seguente quando venne aperto il nuovo teatro.
Poi il palazzo passa di mano. Lo rileva un tale Corrado Hoza e lo trasforma in filanda della seta. L’attività si protrae dal 1867 al 1930, l’anno del terremoto.
Tappa fissa per chi visita Senigallia, via Carducci è un vero e proprio salotto del centro storico che regala atmosfere bohémien. Cuore dell’antico rione Porto, recentemente valorizzata, è un fresco luogo di passeggio durante la giornata e imperdibile tappa per una piacevole serata tra amici nei numerosi bar, ristoranti e bistrot.
La splendida cornice di Via Carducci, impreziosita dalla possente Porta Lambertina (la porta dedicata a Papa Benedetto XIV, Prospero Lambertini), è sede privilegiata per ospitare manifestazioni, eventi, concerti, fiere espositive.
Permane però tuttora vivo il ricordo dei fasti dell’antica Fiera della Maddalena: era in questa zona, infatti, che avevano sede diversi consolati esteri, a tutela degli interessi dei mercanti. Ancora oggi, infatti, le vie Rodi, Smirne, Corfù, Narente testimoniano i vivaci scambi commerciali che la fiera aveva con tutta Europa, in particolare con il Levante, facendo di Senigallia una città di importanza internazionale, nota in tutto il continente.
Con la recente riqualificazione, via Carducci si è popolata di attività, tra cui alcune riconosciute eccellenze come la gelateria “Brunelli”, e “Nanà piccolo bistrot” che hanno ricevuto numerosi premi internazionali.
Via Carducci è stata recentemente collegata al porto e al lungomare Mameli grazie ad un sottopassaggio pedonale e ciclabile che consente una splendida passeggiata dal centro al mare.
Come i Portici così anche Piazza Garibaldi, detta anche Piazza del Duomo, ci rievoca il periodo più splendido della fiera: infatti si colloca al centro dell’opera di ampliamento urbanistico voluto da Papa Lambertini a metà del ‘700.
Grazie ai lavori di riqualificazione da poco terminati, Piazza Garibaldi disegna uno scenario urbano di grande suggestione e bellezza, accogliendo edifici pubblici di grande pregio architettonico: Palazzo Becci, la Cattedrale di San Pietro Apostolo, il Palazzo Vescovile con la Pinacoteca Diocesana, Palazzo Micciarelli (ex Filanda), Auditorium San Rocco, Palazzo delle Dogane (Il Doganone) e il Collegio Ginnasio Pio IX.
Particolarmente degni di nota sono il Palazzo Micciarelli, progettato dall’architetto senigalliese Pietro Ghinelli e che all’inizio dell’Ottocento ospitava, all’interno della sua corte, un teatro condominiale in legno, e la Cattedrale, ricca di opere d’arte.
I Portici Ercolani sono uno degli elementi urbanistici che più caratterizzano la città. Ricordano nel nome il monsignore Giuseppe Ercolani (1677-1759) che li ha progettati alla metà del Settecento per volontà di Papa Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini, con lo scopo di ospitare annualmente la celeberrima Fiera Franca in continua espansione.
I Portici Ercolani, centoventisei arcate in pietra d’Istria, costeggiano la riva destra del fiume Misa. Originariamente avrebbero dovuto essere costruiti anche sul lato opposto del fiume, ma la crisi della fiera, dovuta alla perdita dei benefici fiscali, ebbe l’effetto di bloccare le nuove costruzioni e rallentare la conclusione dei cantieri in corso. Oggi, sotto i Portici Ercolani, è possibile rivivere e respirare l’atmosfera degli anni d’oro della fiera ogni giovedì mattina per il mercato settimanale.
Tra i cittadini illustri di Senigallia figura anche un Pontefice: Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, nato nel 1792 dalla nobile famiglia dei Mastai, giunta a Senigallia da Crema. I Mastai abitarono a Senigallia fino ai primi del ‘900.
Il palazzo costruito agli inizi del XVI secolo, assume rilievo storico in particolare per essere la casa in cui il 13 maggio 1792 nacque il Conte Giovanni Maria, futuro Pontefice con il nome di Pio IX.
La linea architettonica si presenta sobria e severa, mentre di notevole interesse risulta la strutturazione interna, tipico esempio di palazzo gentilizio del Sei-Settecento. Le sale del primo piano ospitano il Museo, ricco di importanti cimeli della vita di Papa Pio IX. Pregevoli il portale stemmato e il Salone di rappresentanza ornato di un ciclo di venti tele a soggetto biblico, opera del pittore senigalliese Giovanni Anastasi (1653-1704). Nella Stanza dell’Amnistia è possibile ammirare due anfore romane rinvenute nel mare Adriatico da pescatori senigalliesi mentre la Cappella Gentilizia custodisce una bella copia della Madonna detta del Sassoferrato.
A poca distanza dal Palazzo Comunale e da Corso II Giugno, una vera e autentica scoperta, forse perché inattesa, è la Chiesa della Croce. A una sobria facciata tardo-rinascimentale, si contrappone un interno ricco e sfarzoso, in puro stile barocco, impreziosito dalla “Sepoltura di Cristo” di Federico Barocci.
Progettata dall’architetto ducale Muzio Oddi, la Chiesa fu consacrata nel 1608 per conto della Confraternita del Sacramento e della Croce attiva nell’assistere i più bisognosi. L’idea originaria era infatti quella di farne un oratorio per i confratelli, e la sua struttura ricorda più una sala che una chiesa.
Mirabili le decorazioni presenti, tra stucchi, ori, sei altari laterali e l’inusuale soffitto a cassettoni, un capolavoro di sfumature tra l’oro e il bronzo.Questa piccola e preziosa chiesa conserva all’interno numerose opere d’arte tra cui un autentico gioiello: la Pala d’Altare dipinta da Federico Barocci nel 1592 rappresentante La Sepoltura di Cristo. Il quadro raffigura Cristo portato al sepolcro da Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, quasi una prosecuzione ideale della “Deposizione”, dipinta in precedenza per il Duomo di Perugia. Sullo sfondo il Monte Calvario e il Palazzo Ducale di Urbino.
Tra gli altari laterali, spicca quello dedicato a Santa Barbara, con due fusti di cannone a incorniciare il dipinto della santa, patrona, tra l’altro, dei bombardieri che avevano una scuola di addestramento presso la Rocca Roveresca.
Pregevole è anche l’organo costruito da Gaetano Callido nel 1775 e tuttora funzionante.
Il Foro Annonario è un’armoniosa struttura neoclassica in laterizio, piazza accogliente disegnata per ampliare gli spazi commerciali all’interno dell’antica cinta muraria. Di forma circolare, ospita il quotidiano e pittoresco mercato di frutta e verdura e, sotto il porticato formato da un complesso di 24 colonne con capitelli in stile dorico, numerose botteghe di enogastronomia locale.
Il Foro Annonario, progettato dall’architetto senigalliese Pietro Ghinelli nel 1834, è uno dei luoghi simbolo di Senigallia e il suo ruolo di spazio urbano per eccellenza perdura immutato fin dalla sua costruzione. Il cuore del Foro è la piazza stessa, delimitata da un complesso di 24 colonne con capitelli in stile dorico e, all’ombra del porticato, al riparo dai raggi del sole che la raggiungono solo al tramonto, l’antica pescheria.
Ma il Foro Annonario è anche un palcoscenico affascinante per tante importanti manifestazioni, eventi culturali e spettacoli. La recente ristrutturazione l’ha fatto diventare anche il cuore culturale della città: attualmente i locali del sottotetto, splendidamente riqualificati, ospitano la frequentatissima Biblioteca Antonelliana e l’Archivio Comunale.
Il Museo si trova al centro storico di Senigallia, in quelle che furono le scuderie dell’antico ed imponente palazzo settecentesco Monti Malvezzi. Il museo vanta una preziosa collezione di giocattoli antichi dall’Ottocento fino all’immediato dopoguerra.
Il Museo si trova al centro storico di Senigallia, in quelle che furono le scuderie dell’antico ed imponente palazzo settecentesco Monti Malvezzi, che dopo un accurato restauro e allestimento curato da Gabriele Ogiva sono così ritornate al loro originario splendore. Il museo vanta una preziosa collezione di giocattoli antichi dall’Ottocento fino all’immediato dopoguerra.
Le ventitré vetrine sono corredate da un percorso storico-artistico curato dalla direttrice artistica Elena Turchi al fine di inserire i giocattoli nel contesto storico-culturale che li ha prodotti; una delle vetrine presenta delle riproduzioni di antichi giocattoli e bambole dell’epoca romana, come la celebre bambola di Crepereia Tryphaena, sono stati eseguiti da Lorenzo ed Anna Marconi dell’Orient Express di Senigallia, una delle eccellenze di Senigallia.
A far da cornice al museo, all’interno ci sono un piccolo teatro, disponibile per eventi culturali e un caffè letterario, a disposizione dei fruitori del teatro, contenente libri artistici e letterari di pregio. Il tutto in un ambiente ricco di fascino, elegante e curato nei dettagli, ricco di suggestioni che solo le cose rare ed antiche riescono ad evocare un luogo in poche parole unico nel suo genere, che ci auspichiamo possa diventare un polo culturale polifunzionale di qualità e di pregio, così come si presenta già ai visitatori, a disposizione della città e di chiunque voglia poter sfruttare tutte le potenzialità che questo luogo offre.
Il Museo avrà anche il piacere di presentare la storia del giocattolo antico anche alle scuole, dove gli alunni saranno condotti da una guida, che utilizzando i toni più appropriati all’età dei bambini, li condurrà in un viaggio lungo i secoli alla scoperta dell’affascinante storia dei giocattoli antichi, quelli che fecero la gioia dei nonni dei loro nonni, una storia poco conosciuta anche dai più grandi.
INTRODUZIONE STORICA
Dalla notte dei tempi, i giocattoli hanno accompagnato la storia dell'uomo. Bastava una pietra levigata,uno scampolo di stoffa un pezzo di legno per accendere la fantasia. Se si parla d’infanzia il discorso si fa più complesso.Non in tutte le epoche il bambino e le problematichedell'infanzia furono affrontate in egual maniera.Storia, arte, unitamente ad un approccio sociologico psicologico ed archeologico, si fondonorendendo l'argomento complicato, ma al tempo stessoun caleidoscopico viaggio nei secoli, curioso e stimolante.Nelle epoche più antiche, come in quella greca e romanal'infanzia era solo una tappa della vita che conduceva all'età adulta.Nei secoli bui del Medioevo, non esisteva il concetto di infanzia.Solo nel Rinascimento, l'invenzione della stampa a caratteri mobili, creò una prima distinzione tra coloro che erano capaci di leggere e di scrivere.Bisognerà aspettare il Settecento,con l'Illuminismo,per poter parlare di una questione infantile. Jean Jeacques Rosseau, considerato il padre della pedagogia moderna, nel suo Emile parlò dell'infanzia come tappa primaria e fondamentale nello sviluppo dell'uomo, momento delicato della vita su cui bisognava intervenire il meno possibile, in quanto il bambino, nella sua bontà originaria, va considerato quale essere perfetto ed incorrotto, che esce dalle mani del Creatore.Nell’Ottocento, il secolo del positivismo, del progresso, della borghesia, e al tempo stesso degli ideali romantici, il giocattolo doveva riprodurre ogni aspetto della vita vera, quella vissuta dagli adulti, a cui ogni bambino doveva aspirare…ecco che il cavallo a dondolo e la spada, sinonimi di potenza, erano destinati ai bambini ricchi, mentre ai figli degli artigiani, erano concessi gli arnesi del mestiere, per prepararsi ai ruoli del padre. E le bambine? Si preparavano al futuro ruolo di mogli e di madri attraverso le bambole. Victor Hugo a proposito scriveva: “il primo bambino viene a sostituire l’ultima bambola”.Lasciatevi guidare nella visita, in un viaggio lungo i secoli, attraverso il fascino dei giocattoli che per il loro fascino e bellezza, continuano a nutrire la fantasia dei più grandi e dei più piccini, creando suggestioni difficili da definire e da descrivere.
PALAZZO MONTI MALVEZZI
Il Teatro-Museo, sorge nelle scuderie di Palazzo Monti Malvezzi, nel centro storico di Senigallia, all’interno delle antiche mura del pentagono guidubaldino.L’edificio venne edificato nella prima metà del Settecento, per volontà di Matteo Monti,ricco mercante. Tra i più importanti edifici storici della città, stupisce per il contrasto tra le linee solide e sobrie della sua struttura ed i sontuosi affreschi che ne decorano le volte nei piani nobili. Fu in queste sale che, nel 1727, Giovanni Paolo Monti,seguendo il costume della sua famiglia e il desiderio di primato che gli era proprio e quello della nobiltà del tempo, incline agli spettacoli ed al divertimento, che venne allestito il primo teatrino privato della città.
Il porto Della Rovere di Senigallia dall’alba al tramonto un luogo di grande bellezza e fascino
Il porto Della Rovere di Senigallia è un luogo di grande bellezza e fascino, naturale proseguimento di una piacevole passeggiata che partendo da corso Matteotti e proseguendo lungo corso II Giugno, costeggia il fiume Misa fino a toccare il mare Adriatico sulla nuova punta del Molo di Ponente.
Riqualificato e inaugurato con una grande festa nel 2009, permette ai visitatori di godere della vista del mare sconfinato all’orizzonte, nonché di ammirare tutta la costa adriatica dal monte Conero situato a sud di Senigallia fino al monte San Bartolo, a nord vicino a Pesaro.
Molto animato fin dalle prime luci del giorno grazie al transito dei pescherecci e al mercato del pesce allestito in una moderna struttura nella banchina Nino Bixio, durante la stagione balneare aumenta la sua accoglienza grazie al porto turistico, che offre la possibilità di ancoraggio a tariffe particolarmente vantaggiose con servizi che vanno dall’assistenza all’ormeggio con marinai, fino alla riparazione dei motori.
Molto attivi al Porto Club Nautico e Lega Navale, che hanno dato vita anche al progetto “Senigallia Vela”, una scuola per adulti e bambini nata dalla fusione delle proprie attività. I due sodalizi nei loro locali posizionati nel porto turistico hanno anche un bar, un ristorante con terrazza panoramica, e una sala ricevimenti molto versatile e ideale come location per chiunque voglia utilizzare lo spazio per proprie iniziative.
Grazie alla sua conformazione il Porto di Senigallia si presta anche ad essere teatro di suggestive manifestazioni culturali, tra cui negli ultimi anni ha riscosso un notevole successo la rassegna cinematografica CinemAmare.
Non perdetevi allora una passeggiata al Porto della Rovere, dove vi rimarranno negli occhi le luci ed i colori al sorgere e al tramontare del sole, con il rumore del mare ad accompagnare i vostri passi.
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La Rocca Roveresca è una tappa essenziale durante la visita alla città di Senigallia. La fortezza può essere definita come uno straordinario libro di storia: è infatti il risultato della sovrapposizione di strutture difensive che si sono succedute nei secoli, fin dalle origini della città, in un luogo di decisiva importanza strategica.
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Nel corso del tempo, alla struttura difensiva presente fin dalla fondazione romana della città si sono aggiunte torri e bastioni: sono ancora visibili le tracce della Rocchetta trecentesca commissionata da Egidio Albornoz, a fronte della quale fu eretta nel 1450 la Rocca di Sigismondo Pandolfo Malatesta.
L’attuale struttura del monumento si deve a Giovanni della Rovere, signore di Senigallia e genero di Federico III da Montefeltro, duca di Urbino. Fu il duca Federico a mettere a disposizione di Giovanni i migliori architetti dell’epoca: Luciano Laurana e Baccio Pontelli. L’intervento iniziò nel 1478 con l’obiettivo di adattare la fortezza alle nuove esigenze difensive. Nel 1503 la fortezza fu conquistata da Cesare Borgia, che perpetrò il celebre massacro di Senigallia descritto da Niccolò Machiavelli.
Rocca Roveresca è unica perché non fu solo una fortezza, ma anche una residenza signorile, sede di una scuola di artiglieria fondata da Guidubaldo della Rovere nel 1533. Dopo l’estinzione della dinastia ducale e il ritorno della città sotto il dominio ecclesiastico nel 1631, servì come prigione papale e orfanotrofio.
Oggi ospita mostre d’arte e prestigiosi eventi culturali.
Piazza Roma è il cuore del governo cittadino, una vera e propria agorà. Il seicentesco Palazzo del Governo che si affaccia sulla piazza venne fatto costruire su ordinanza di Francesco Maria II Della Rovere nel 1609. Il progetto dell’architetto urbinate Muzio Oddi è portato a termine nel 1644.
Di fronte al palazzo comunale è possibile ammirare la fontana del Nettuno, comunemente chiamata dai senigalliesi “l’monc’ in piazza” (il monco in piazza) per la mancanza di arti. L’origine della statua è sconosciuta anche se alcuni ipotizzano una sua origine romana, mentre secondo altri sarebbe opera di scuola del Gianbologna.
La Chiesa e convento Santa Maria delle Grazie è un importante testimonianza dell’architettura rinascimentale risale all’ultima decade del XV secolo e vede la partecipazione prima di Baccio Pontelli e poi di Girolamo Genga due tra i maggiori architetti italiani di quella straordinaria stagione artistica.
Nel luogo dove ora sorgono la chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie si trovava un’edicola votiva o piccola cappella denominata Santa Maria del Pennocchio” attorno alla quale si estendeva un’ampia area boschiva. Secondo una tradizione sorta già alla fine del Cinquecento Giovanni della Rovere, Signore di Senigallia, avrebbe fatto costruire la chiesa e il convento quale voto alla Madonna per la nascita del tanto atteso erede maschio, Francesco Maria, avvenuta a Senigallia il 25 marzo 1490. La progettazione e costruzione del complesso architettonico viene affidata all’architetto fiorentino Baccio Pontelli e i primi frati vi prendono dimora già nel 1492. In seguito la fabbrica è rivista e ampliata, secondo la testimonianza storica di Vasari, dall’architetto Girolamo Genga per volere di Francesco Maria Della Rovere, in un intervento avviato sicuramente prima della morte del Duca avvenuta nel 1538. Gli studi più recenti ritengono che al voto per la nascita di Francesco Maria, Giovanni abbia deciso di costruire la chiesa per farne il mausoleo dei Della Rovere così come la chiesa di san Bernardino di Urbino era destinata ad ospitare le spoglie dei Montefeltro. E così a Santa Maria delle Grazie trovano sepoltura oltre lo stesso Giovanni, suo cognato Antonello Sanseverino principe di Salerno; la figlia Girolama; la madre Teodora Manerola. L’intero complesso è definitivamente ultimato soltanto nel 1684, grazie all’iniziativa di Vittoria Della Rovere granduchessa di Toscana (ricordata dallo stemma dei Medici sulla facciata, sopra il portale), ultima discendente diretta di Giovanni a portare il nome dell’illustre dinastia. L’interno della chiesa si presenta semplice ed essenziale. Qui erano conservati due capolavori del Rinascimento: “Madonna col Bambino e Santi” del Perugino e la “Madonna di Senigallia”, di Piero della Francesca. La prima tavola oggi è esposta alla pinacoteca diocesana di Senigallia, la seconda si trova nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Di interesse è il pregevole lavamani di squisita fattura quattrocentesca collocato nella sacrestia. Oggi parte del convento ospita il Museo di Storia della Mezzadria “Sergio Anselmi”, ricco di preziose testimonianze sulla civiltà contadina e nei due chiostri del convento sono affrescate 28 e19 lunette con episodi della vita di San Francesco d’Assisi, dipinte nel 1598 dal pittore Pietro Francesco Renulfo.
La sua storia risale alla seconda metà del XIX secolo, quando l’architetto Vincenzo Ghinelli progettò la struttura che si trovava a poche centinaia di metri a nord della posizione attuale per scopi idroterapici e ricreativi, prima che fosse distrutta dalla guerra anche se all’epoca non si poteva ancora parlare di rotonda quanto piuttosto di una piattaforma lignea ideata sul modello delle palafitte, che aveva verosimilmente lo scopo di divenire un punto di ritrovo per i frequentatori della spiaggia senigalliese. Nel 1932 con un progetto dell’ingegnere Enrico Cardelli si decise di ristrutturarla e di spostarla nella posizione attuale di gusto tipicamente razionalista con piattaforma dotata di un’ampia tettoia coperta e grande terrazza sopraelevata praticabile Nel 1935 venne visitata dal principe Umberto di Savoia che si trovava in città per l’inaugurazione della Colonia marina Maria Pia di Savoia. Gli Anni 50 e 60 furono il periodo di maggiore splendore, in cui si elevò a tempio della mondanità e luogo di divertimento. Qui si esibivano i più grandi artisti della musica leggera italiana. Dopo sorti alterne che l’hanno vista ristrutturata e in seguito distrutta da un incendio, è rimasta chiusa per inagibilità fino al 2006, quando è tornata ad essere un punto di riferimento per l’intrattenimento della zona e simbolo della vitalità della città. Oggi vi si tengono mostre, convegni ed eventi di vario genere.
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